SSD – memorie allo stato solido
Non più solo alluminio per il MacBook Air, ma alluminio e fibra di carbonio. Ecco quali sarebbero i piani di Apple per l’aggiornamento del più sottile dei computer della Mela. L’uso del nuovo materiale,spiega AppleInsider che riporta l’indiscrezione, sarebbe finalizzato alla riduzione del peso del computer, uno dei dettagli che non lascerebbero soddisfatto il team di Cupertino.
La fibra di carbonio, che è strutturalmente più leggero dell’alluminio, sarebbe destinata alla parte inferiore del MacBook Air. Sostituendo l’alluminio con la fibra si risparmierebbe circa un etto sul peso complessivo. Questa almeno la stima del sito basata sul peso della parte inferiore del portatile. Attualmente la componente che racchiude la scheda madre e la batteria pesa 152 grammi; visto che secondo AppleInsider, grazie al cambio dei materiali, il portatile passerebbe da 1363 a 1263 grammi, il risparmio sarebbe davvero molto ingente e il coperchio inferiore finirebbe per pesare solo 52 grammi.
L’uso di fibra di carbonio, significativamente più costosa dell’alluminio, nel mondo dei portatili non sarebbe una novità. Diverse società al mondo usano da molto tempo questo materiale per laptop. Asus costruisce laptop in fibra dal 2001, il Voodo Envy di HP è realizzato in fibra di carbonio e sono sempre in fibra di carbonio alcuni Sony Vaio.
Il nuovo MacBook Air visto in forma di prototipo dalle fonti di AppleInsider sarebbe identico stilisticamente alla versione attuale. Se la variante fosse accettata e mandata in produzione si può pensare in un lancio corrispondente al rinnovo del portatile, probabilmente la prossima primavera.
L’azienda giapponese vuole comprare una fetta della sua stessa joint venture con Sandisk
Nel tentativo di batte il suo acerrimo nemico, Samsung, il produttore giapponese di memorie Toshiba ha annunciate l’intenzione di comprare per 1 miliardo di dollari le attività produttive in Giappone che ha in partnership, grazie a una joint venture, con Sandisk, che negli ultimi tempi è stata l’oggetto del desiderio anche del produttore concorrente sud coreano.
Il crollo dei prezzi delle memorie NAND, ha infatti reso Sandisk molto vulnerabile ad eventuali scalate, anche ostili, visto che le sue azioni hanno perso quasi il 50 per cento del loro valore nell’ultimo anno.
Microsoft sta progettando di far lavorare i software Windows anche sui Solid State Drives (SSD), le memorie flash di alcuni netbook che non hanno hard disk. Non è un cambiamento da poco, ma può considerarsi per avviato, almeno da quanto sta emergendo dalle discussioni sulla Windows Hardware Engineering Conference che si terrà questa settimana.
Le misere prestazioni di Windows XP e Vista sui SSD, fanno pensare che la svolta di Microsoft inizierà solo con il lancio sul mercato di Windows 7. E infatti nell’agenda della conferenza una sessione è dedicata a “Windows 7 Enhancements for Solid-State Drives”.
L’abstract che illustra il tema della sessione parla dei “sistemi PC che hanno drive allo stato solido e che stanno incrementando velocemente i loro volume sul mercato”. Insomma Microsoft intende discutere su come sviluppare netbook con memorie flash usando Windows 7.
Gli analisti, per esempio Jim Handy di Objective Analysis interpellato da CNet, plaudono alla scelta di Microsoft, specificando che la possibilità di far girare anche Windows darà un’ulteriore spinta al’utilizzo di memorie di questo tipo e al loro perfezionamento.
San Disk annuncia una tecnologia che velocizza di cento volte l’uso di memorie SSD. SanDisk ha annunciato di aver superato uno dei maggiori ostacoli all’utilizzo delle memorie allo stato solido: il collo di bottiglia che rallentava le operazioni di scrittura dei dati sulle memorie flash.Secondo l’azienda, infatti, la sua nuova tecnologia chiamata ExtremeFFS, in pratica un nuovo tipo di file system per le memorie flash, aumenta di ben cento volte la velocità di trasferimento di dati. Il nuovo sistema utilizza una specie di metodo a “pagina”: ovvero non collega la collocazione “logica” dei dati alla loro posizione “fisica”, ma riscrive e modifica la posizione dei dati basandosi solo su un criterio di maggiore efficienza. Ne risulta, secondo San Disk, una velocità di trasferimento dei dati comparabile con quella degli hard disk tradizionali. Che perdono uno degli ultimi primati sulle memorie SSD.
Dopo i giudizi non troppo lusinghieri sulle performance del MacBook Air, quelli di ArsTechnica hanno voluto pronunciarsi su un’altra novità introdotta dal Mac “sottiletta”, la – costosa – memoria SSD.
In sostanza si sono chiesti: quanta differenza c’è tra un Air con l’hard disk PATA da 4200 rpm ed uno con disco rigido allo stato solido? E parafrasando, è davvero giustificato sborsare 899€ per il disco SSD opzionale? Innanzitutto vi preannuncio che il MacBook Air non è affatto instant on e per portare a termine il boot impiega 28,5 secondi. Non è malaccio se consideriamo che ci mette 12 secondi in meno rispetto al modello con hard disk e 11,5 meno del MacBook Santa Rosa. E’ però 2,5 secondi più lento rispetto al MacBook Pro.
Nel complesso la SSD si comporta meglio dell’ HDD, questo era prevedibile, ma è molto meno performante nei processi di lettura e scrittura sequenziali (come nel caso di un flusso video). Giusto per farsi un’idea, se SSD scrive tra i 14.67 ed i 13.86MB/sec e legge tra i 7.29 ed i 49.59MB/sec, l’HDD scrive sequenzialmente tra i 31.35 e i 33.33MB/sec e legge tra i 6.32 e i 32.74MB/sec a parità di condizioni.
Risultati molto più brillanti il modello con SSD li restituisce nella lettura casuale: in quel frangente supera la versione con disco rigido di ben il 40%. Ma numeri a parte, ArsTechnica sostiene che nella vita di tutti i giorni, con un uso normale, la differenza non è così marcata se non in casi particolari. In generale, con molti programmi aperti e scrittura continua su disco aspettatevi rallentamenti nulli o meno marcati sul MacBook Air con memoria solida, rispetto al modello con HDD. Ma a parte quello, non c’è molto altro da aggiungere.
La notizia che state tutti aspettando è un’altra però, lo so, e cioè quanto dura la batteria? L’equazione sembrerebbe semplice: niente hard disk, niente parti in movimento, uguale maggiore autonomia. Sappiate che secondo i benchmark condotti da ArsTechnica quest’ultima è incredibilmente equivalente tra i due modelli e si attesta sempre sulle 2,5 ore in media. Il che non è un buon risultato per nessuno dei due.
Le conclusioni sono un po’ amare. I minimi vantaggi (e qualche svantaggio) garantiti dalla memoria allo stato solido non giustificano il suo costo decisamente superiore. Quindi il miglior rapporto prezzo/prestazioni sembra averlo il MacBook Air base, quello col solo disco rigido. Il plus necessario al modello “maggiorato” – ben 1.169 Euro – magari lo si può investire in modo diverso.
I prezzi rapportati alle capacità continuano a tenere gli hard disk a stato solido fuori dal mercato di massa, e per chi si aspetta una veloce discesa dei prezzi va ricordato che tutti i produttori di memorie flash NAND hanno venduto in perdita quest’anno, fino a quando Samsung ha tagliato la produzione per fare risalire i prezzi almeno sopra i costi. Esistono però nicchie di mercato dove la capacità richiesta non è enorme e i prezzi sono secondari rispetto ad altri vantaggi. Per esempio il settore dello storage, ad oggi molto più interessante per gli SSD dei notebook.
Intel ha infatti iniziato a fornire le proprie unità a stato solido dalle prestazioni più elevate: Intel X-25E Extreme SATA Solid-State Drive, destinata a server, workstation e sistemi di storage. A differenza delle unità meccaniche, le unità SSD non contengono parti in movimento, ma sono dotate della tecnologia di memoria flash NAND Single Level Cell (SLC) a 50 nm. I sistemi con queste unità in dotazione non subiscono i colli di bottiglia nelle prestazioni associati alle unità disco tradizionali. Riducendo l’infrastruttura totale, il raffreddamento e i costi energetici, le unità SSD possono diminuire di oltre cinque volte i costi complessivi di gestione per le applicazioni di fascia enterprise.
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